Pubblicare un libro fotografico: serve davvero?
di Jacopo Scarabelli | | 2 min di lettura

In breve
- Un libro con un editore coinvolge una squadra di professionisti: testi, sequenza delle immagini e grafica lavorano insieme.
- Autoprodurre non è sbagliato, ma non è obbligatorio: ha senso quando il progetto è solido e lo realizzi con cura. Ideale se col supporto di un esterno competente.
- Spesso, per una portfolio review, delle buone stampe funzionano meglio di un libro fatto male.
Il libro come traguardo
Per molti fotografi il libro è il traguardo per eccellenza: il segno che un progetto è compiuto. È una domanda che riceviamo spesso, anche nella Fotorubrica di Jacopo Scarabelli: "devo pubblicare un libro?". La risposta non è un sì o un no, ma un "dipende".
Il valore di un editore
Un libro pubblicato da un editore non è solo carta stampata. Dietro c'è una squadra di professionisti: chi cura i testi, chi lavora sulla sequenza delle immagini, chi progetta la grafica e chi pensa alla distribuzione. Tutto è pensato per presentare il lavoro nel modo migliore.
È questo che rende un libro editoriale diverso da una raccolta di belle foto per da vendere ad amici e parenti.
L'autoproduzione: un'esperienza vera
Autoprodurre un libro non è sbagliato, ma non è nemmeno necessario. Jacopo ne ha fatto uno per accompagnare una mostra di fotografie di viaggio in Sri Lanka: con il senno di poi, mancavano la cura editoriale e una vera promozione, e il libro è arrivato soprattutto ad amici e parenti.
Non è un fallimento, è un'esperienza che insegna. Ma è utile saperlo prima.
Quando ha senso autoprodurre
L'autoproduzione può funzionare, a certe condizioni:
- Il progetto è solido. Prima di pensare alla carta, fatti dare un parere da persone esperte del settore.
- Punta alla qualità. Un esempio di riferimento è *The Last Testament* di Jonas Bendiksen, dove grafica, carta e testi rafforzano il tema del libro.
- Stampa poche copie, ma fatte bene. Meglio 2 o 5 copie curate da portare alle letture e nei contest, che 100 copie mediocri utili a niente.
- Considera i concorsi per libri fotografici: danno una lettura esperta del lavoro e, a volte, una distribuzione più ampia.
- Prenditi il tempo di capire se il progetto funziona davvero su carta.
A volte bastano delle buone stampe
Per una portfolio review con photo editor e curatori, delle stampe ben fatte possono essere molto più efficaci di un libro realizzato in fretta. Si possono riordinare, guardare una per una, discutere.
Il libro arriva dopo, quando il lavoro è maturo. Jacopo, per esempio, ha pubblicato il libro di *Play The Game Over* dopo anni di lavoro sul progetto, mostre e riconoscimenti.


