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Appunti | Tecnica

ISO, tempi e diaframma: l'esposizione spiegata semplice

di Jacopo Scarabelli | | 3 min di lettura

In breve

  • L'esposizione dipende da tre regolazioni: il diaframma (quanta luce entra), il tempo di scatto (per quanto tempo entra) e gli ISO (quanto il sensore la amplifica).
  • Ognuna ha anche un effetto creativo: il diaframma decide lo sfocato, il tempo decide il mosso, gli ISO decidono il rumore.
  • Se ne cambi una, per avere la stessa luminosità devi compensare con un'altra.

Perché lo spieghiamo anche qui

Quello che trovi in questo appunto è, più o meno, quello che trovi in molti corsi generalisti e nel manuale di istruzioni della fotocamera. Non abbiamo timore di rispiegarlo qui, gratis, perché il nostro Corso Base non si ferma alla sola tecnica: la tecnica è il punto di partenza, poi si lavora sullo sguardo, sulla composizione e sulle tue foto.

E c'è un'altra ragione. Il modo in cui si capiscono queste regolazioni cambia da persona a persona: c'è chi le capisce con un esempio, chi con un grafico, chi solo dopo averle provate sul campo. In aula, con gruppi piccoli, seguiamo ognuno in modo dedicato, proprio per trovare la strada più veloce per farle diventare naturali.

Il diaframma: quanta luce entra

Il diaframma è il foro dell'obiettivo che si allarga e si stringe. Si indica con numeri come f/1.8, f/4, f/8, f/16, e la logica all'inizio sembra al contrario: numero piccolo, foro grande, quindi tanta luce; numero grande, foro piccolo, poca luce.

Oltre alla luce, il diaframma decide quanta parte della scena è a fuoco, cioè la profondità di campo:

  • Diaframma aperto (f/1.8, f/2.8): soggetto nitido e sfondo sfocato. È la scelta tipica per il ritratto.
  • Diaframma chiuso (f/8, f/11): quasi tutto a fuoco, dal primo piano all'orizzonte. È la scelta tipica per il paesaggio.

Il tempo di scatto: per quanto tempo entra la luce

È il tempo in cui l'otturatore resta aperto, e si misura in frazioni di secondo: 1/1000, 1/250, 1/30, fino a interi secondi. Qui l'effetto creativo è il movimento:

  • Tempi veloci (1/500 e oltre) congelano l'azione: un ciclista, un'onda, un salto.
  • Tempi lenti (da 1/30 in giù) registrano il movimento: scie di luce delle auto, acqua che diventa setosa. Ma a mano libera rischi il mosso: serve un appoggio o un cavalletto.

Una regola pratica per scattare a mano libera senza mosso: usa un tempo almeno pari a 1 diviso la lunghezza focale. Con un 50 mm, almeno 1/50 di secondo. La stabilizzazione, se c'è, ti dà qualche margine in più.

Gli ISO: quanto amplificare il segnale

Gli ISO indicano quanto il sensore amplifica la luce che riceve. A ISO 100 o 200 l'immagine è pulita; salendo a 3200, 6400 e oltre compare il rumore digitale, quella grana che toglie dettaglio. La regola è semplice: alzali quando non puoi fare altrimenti, cioè quando hai già aperto il diaframma e non puoi rallentare il tempo senza mosso.

Come lavorano insieme

Le tre regolazioni si compensano. Se dimezzi la luce da una parte, per avere la stessa foto la devi raddoppiare dall'altra. Questi tre scatti, per esempio, hanno la stessa luminosità:

  • f/4 | 1/250 | ISO 400: più sfondo sfocato, azione congelata
  • f/5.6 | 1/125 | ISO 400: più profondità di campo, tempo più lento
  • f/5.6 | 1/250 | ISO 800: stesso tempo, qualche rumore in più

Scegliere tra queste combinazioni non è un dettaglio tecnico: è la decisione su come vuoi che sia la tua foto.

Da dove iniziare, in pratica

  • Comincia con la priorità di diaframma (A o Av sulla ghiera): scegli tu lo sfocato, la fotocamera calcola il tempo.
  • Quando ti serve controllare il movimento, passa alla priorità di tempi (S o Tv).
  • Tieni gli ISO in automatico con un limite massimo, per esempio 3200, finché non ti senti sicuro.
  • Poi prova il manuale: è lì che tutto quello che hai letto diventa naturale.