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Appunti | Tecnica

RAW o JPEG: cosa cambia davvero e quando scattare in RAW

di Jacopo Scarabelli | | 3 min di lettura

In breve

  • Il JPEG è una foto già sviluppata dalla fotocamera: pronta da usare, leggera, ma con poco margine per correggerla.
  • Il RAW contiene i dati grezzi del sensore: va sviluppato al computer, pesa di più, ma ti lascia molto più spazio per recuperare luci, ombre e colori.
  • Se vuoi fare post produzione, scatta in RAW. E organizza bene l'archivio fin dall'inizio.

Il JPEG: una foto già sviluppata

Quando scatti in JPEG, la fotocamera prende i dati del sensore e prende delle decisioni al posto tuo: bilanciamento del bianco, contrasto, saturazione, nitidezza, riduzione del rumore. Poi comprime il file e scarta le informazioni che non servono a quella versione dell'immagine.

Il risultato è una foto pronta da condividere, leggera e leggibile ovunque. Il limite è che quelle decisioni sono definitive: se il bianco è sbagliato o le alte luci sono bruciate, il margine per rimediare è poco.

Il RAW: il negativo digitale

Il RAW non è un'immagine finita, è l'insieme dei dati registrati dal sensore. Per questo si dice che è il negativo digitale: va "sviluppato" con un software, dove sei tu a decidere come deve essere la fotografia.

  • Più informazioni sui toni. Il JPEG lavora a 8 bit per canale; un RAW di solito a 12 o 14 bit. Tradotto: molte più sfumature tra il nero e il bianco.
  • Luci e ombre recuperabili. Un cielo un po' troppo chiaro o un'ombra troppo chiusa si possono recuperare molto meglio.
  • Bilanciamento del bianco libero. Nel RAW lo scegli dopo, senza perdere qualità.
  • Nessuna modifica distruttiva. Il file originale resta intatto: puoi sempre tornare indietro e svilupparlo in un altro modo.

Il rovescio della medaglia

Il RAW ha anche dei costi. I file pesano molto di più, quindi servono schede di memoria e dischi più capienti. Non si possono condividere così come sono: vanno sempre sviluppati ed esportati. E ogni marca ha il suo formato, che va aperto con un software adatto.

Soprattutto, il RAW ti chiede un metodo: senza un archivio ordinato, in pochi mesi ti ritrovi con migliaia di file che non sai più ritrovare.

Gli strumenti contano

Un flusso di lavoro in RAW chiede strumenti all'altezza. File pesanti, migliaia di immagini in archivio e regolazioni fini su luci e colori mettono alla prova il computer: se ogni passaggio è lento, si finisce per sviluppare meno e peggio.

Per un flusso di lavoro senza compromessi contano un processore e una scheda grafica che reggano il software di sviluppo, abbastanza memoria per lavorare su tanti file insieme e uno schermo affidabile nei colori, perché le regolazioni che fai devono essere quelle che vedrai in stampa.

In aula lavoriamo con i portatili di MSI, partner di Fotografica Factory: chi non ha un computer adatto può usarne uno durante il Corso di post produzione (disponibilità limitata).

Quando basta il JPEG

  • Quando le foto devono essere pronte subito e non hai tempo per svilupparle.
  • Quando scatti tantissimo in raffica e la velocità di scrittura sulla scheda conta.
  • Quando le foto sono un ricordo da condividere e non pensi di lavorarci.

Molte fotocamere permettono anche di salvare RAW e JPEG insieme: il JPEG per condividere subito, il RAW per quando vuoi lavorare davvero su una foto.

Il nostro consiglio

Se ti interessa la qualità delle tue fotografie, scatta in RAW. La post produzione è parte integrante della fotografia digitale, non un trucco per salvare le foto sbagliate: è il momento in cui decidi come la tua immagine deve apparire.

Al Corso di post produzione (Level 2) partiamo proprio da qui: come organizzare l'archivio, come sviluppare i file con criterio e come esportarli in base all'uso finale, dalla stampa ai social.